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Ontologia dell’ontykona….c’è un’ontosonanza e un ontovisione o una onto-risonanza o un onto-previsione ont... more
Ontologia dell’ontykona….c’è un’ontosonanza e un ontovisione o una onto-risonanza o un onto-previsione ontoepistemica dell’essere-arte-disarte-dell’ikona-dell’essere delle muse-dismuse abbandonate, ma mai fuggenti, dagli dei-disdei fuggitivi-disfuggitivi. Quella ontosonanza e ontovisione-disvisione si eventua alla presenza ontoepistemica del musagete-dismusagete in estatica con-templatezza della ontorisonanza-ontoprevisione delle muse-dismuse-attanziali e seducenti, anzi ontoattanti e introducenti l’ontoducenza della destinanza dell’essere-arte-dell’essere e giammai arte dell’ente o del non-ente o del niente o del nulla: giacchè lì si eventua l’ontovisione dell’essere, la visione ontologica dell’esser-arte, la risonanza ontologica dell’aletheia dell’essere compresa solo dall’ontorisonanza del musagete mitico-dismitico-ontopoietico. L’epistemica o l’ontica o l’ontoteologia negano l’evidenza di quella comprensione, negano l’esistenza dell’ontovisione e ontosonanza dell’essere
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Rispondi Rispondi all'autore Inoltra gpdimonderose Vedi profilo Altre opzioni 17 Mar, 21:37 Newsgroup: it.cultura.filosofia Da: "gpdimonderose" Data: 17 Mar 2007 13:37:36 -0700 Locale: Sab 17 Mar 2007 21:37 Oggetto: ontologiaphys Rispondi | Rispondi all'autore | Inoltra | Stampa | Messaggio singolo | Mostra originale | Elimina | Segnala questo messaggio | Trova messaggi di questo autore Narrativa italiana -20%, Musica -20%, Spettacolo e sport -20%. Fino al 14 marzo! Home Libri Ricerca completa Carrello acquisti I tuoi dati Aiuto e FAQ I tuoi ordini Area partner Ricerca Libri Books Dischi DVD Games Ricerca completa Newsletter Vuoi conoscere le nostre offerte? Iscriviti alle newsletter di IBS Libri Books Dischi DVD Games Tutte Informativa sulla privacy Jenny Se vuoi saperne di più sulle nuove pubblicazioni nelle seguenti aree, seleziona l'opzione che ti interessa. Nuovi libri scritti da Plescia Giacinto Nuovi titoli pubblicati da Montedit Inserisci il tuo indirizzo e-mail Link utili Spese di spedizione Password dimenticata? Controlla i tuoi ordini Aggiorna i tuoi dati Fai un regalo Servizi per biblioteche Diventa nostro partner Plescia Giacinto - Ontologia della physis Titolo Ontologia della physis Autore Plescia Giacinto Prezzo € 5,50 Dati 40 p., brossura Anno 2007 Editore Montedit Collana Koinè Normalmente disponibile per la spedizione entro 2 settimane Prezzo in altre valute: $ 6.77 Y. 847 £ 3.69 F 8.75 Segnala questo libro a un amico Invia un tuo commento sul libro In sintesi L'ontologia della differenza, quasi fosse un chaos, non ha trovato forme stabili di rappresentazione a causa della sua origine abissale. Nello zeit-raum mozartiano, metafora del chaosmos, spazio e tempo sono governati da una differenza e dialogia: tempo ordinato e spazio disordinato, tempo caotico e spazio cosmico. Invia i tuoi commenti su questo libro a iBS Italia Se hai letto questo libro e desideri inviare una tua breve recensione fai clic qui. La tua recensione comparirà in questa pagina. Se vuoi semplicemente contattare iBS Italia non usare questa opzione, mandaci invece una e-mail. -------------------- -------------------- -------------------- ------------------ -- Copyright © 1998-2007 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati. Se hai problemi nell'utilizzo del sito, consulta le pagine di aiuto, o scrivi alla nostra assistenza. P.IVA 12252360156 Informativa sulla privacy Licenza SIAE n. 229/I/05-359. Internet Bookshop Italia è una società del gruppo Messaggerie Libri.
Il chaosmos è infinito, è infinitesimo di Giacinto P Esiste una discrasia o un vuoto o un intervallo, o un niente, o un nulla, o una tabula rasa, o un “apeiron” tra la regione della topologia fluttuante, o di Planck e la cronospazialità immaginaria di Hawking: o, se si desidera, tra Wheeler e la teoria delle supercorde di Veneziano, al presente evoluta in teoria delle varietà o membrane di Scheroh, Schwarz,Khuri, Minasian, Lu,Duff, Witten, Howe, Howe,Kellogg, Hull,Townsend, Polchinsky, Dirichlet, Banks, Shenker, Susskind e altri. Se quella assenza interpretativa non esistesse, si penserà che qualcuno abbia risolto il principio di indeterminazione. Ma così, non ci sarebbero più problemi di cromodinamica quantica, o supergravitazionale o relativistica. Esiste, invece, tra la dimensione 10 - 35 e la 10- 18, ove si calcola l’unificazione di tutte le interazioni fondamentali,una mondità o un cosmo infinitesimo o un chaos, meglio un chaosmos infinito, tutto da esplorare. Forse lì non c’è il nichilismo assoluto , non regna l’instabilità fluttuante del tempo e della spazialità, ove il principio di indeterminatezza si svela quale principio ermeneutico o d’interpretanza catastrofica. Si potrà invece classificare una varietà topologica che disveli un’area, ove fluttuino singolarità metastabili,interpre tabili con una nuova ermeneutica quantistica, o se non si creasse suscettibilità, una vera e propria ontologia quantica. Là nella dimensione metastabile, compresa tra il 10- 18 ed il 10- 33, vigerà sempre ed eternamente il principio di indeterminatezza, ma sarà presente, o apparentemente assente,l’ermeneut ica dell’interpretanza morfogenica, o morfologica od ontologica. C’è un chiasma di interagenza tra le due o tre mondità: la stabile o cronotopica immaginaria; la instabile, fluttuante e chaotica; la metastabile e metamorfica od ontologica, ove si svela la morfologia dell’ermeneutica quantica. Lì le singolarità si eventuano in trivarietà a densità assoluta o relativa. Quando gli eventi virtuali trovano una morfogrnesi chaosmica in sé, la loro metastabilità si disvelerà in una trivarietà a curvatura positiva o negativa, genesi di eventuale materia, o energia, o antimateria. La morfogenesi subquarkica è l’evento metastabile che genera più interessere: se si desidera interpretare la sua morfologia dinamica superficiale,l’erm eneutica coinciderà con le teorie delle supercorde o delle membrane, ove le dimensioni energetiche sono eventuabili con la supersimmetria quantistica o graviquantica; se invece si immergesse la sonda nell'intimità chaosmica della varietà, scelta trinitaria per consentire una simmetria con gli eventi graviquantici, si disvelerà la mondità autentica della ontologia quantica. La trivarietà vuota, nella sua spazialità topologica, è abitata dall’orbita di un superquark, o gluone, o gravitino, o leptone, o neutrino virtuale nel toroide di destra, sinistra, centro; ma anche nella spazialità animata nucleare si eventueranno presenze vuote, o nulle, o neutre, o virtuali, o immaginarie. La loro morfologia sarà super simmetrica ai graviquark o fotogluoni, ma con incastri inifitesimi ed infiniti dalla dimensione 10- 18 fino alla topologia fluttuante del 10- 35. Si è in presenza di varietà supersimmetriche virtuali ed immaginarie e metastabili,supergra vita zionali,le quali si eventuano nel nucleo eccentrico animato della trivarietà del subquark, o subgluone, o subgravitone declinabili e classificabili con un ermeneutica quantica in: morfoquarks, o ontoquarks, o archiquarks infinitesimi o chaosmici: ove sarà impredicibile ed imprevedibile l’essenza ontologica, ma previsibile ed interpretabile l’essenza morfologica e topologica, tanto da eventuare, anche una possibile epistemologia o modellistica matematica computabile, ma, già da ora l’assenza di una ontologia quantica. Là, si disvelerà l’essere chaosmico infinito ed infinitesimale degli arkquarks: essenze virtuali ed immaginarie della cronotopia supersimmetrica delle trivarietà metastabili, nella dimensione di Gödel, prossime e comprese tra la dimensione di 10- 18 e quella di 10- 33. Al di là , o se si desidera al di sopra, della regione instabile di Planck o al di qua, o al di sotto, della regione stabile o iperstabile del tempo immaginario di Hawking, c’è l’area metastabile e chaosmica virtuale ed immaginaria di Gödel, ove s’eventuano le varietà dell’ermeneutica quantica, o graviquantica, interpretabile e classificabile con l’ontologia quantica. Le singolarità morfogeniche disvelano modelli di arquarks orbitanti intorno ad eccentrici ontoquarks: supersimmetrici e dimensional mente sinestetici, si danno quale fondatezza degli eventi virtuali ed immaginari metastabili,interpre tabili quali prodromi delle super stringhe, o supergravità,superc orde, o membrane unificanti le interagenze fondamentali, oppure potranno essere la morfogenesi degli eventi disvelati nelle dimensioni dell’alterità chaosmica: buchi neri, sinergie delle cronotopie, solitoni virtuali, tempo immaginario originario, metastabilità topologica della regione fluttuante di Planck. Lì, nell’universo, si presenteranno quali singolarità infinite; nella microfisica quali physis infinitesima. Le presenze di ontoquarks nell’animato vuoto eccentrico degli archiquarks, o la loro assenza, eventueranno i modelli supersimmetrici dei gravifotoni o dei leptoni, la loro carica elettromagnetica, la super gravità o gravità quantica e l’interagenza deboleforte. Dentro la monade trivarietà è possibile fermarsi nell’interpretanza superficiale o dimensionale, o, se si desidera, è consentito inoltrarsi nella ermeneutica ontologica della physis, fin là ove disvelasse l’instabilità assoluta o il chaos fluttuante di Planck. Quelle singolarità metastabili chaosmiche, potranno essere, più formalmente, dei vari attrattori quantistici o attanti quantici. Meglio: gli arkquarks possono essere attrattori quantistici, prossimi alla teoria della supergravità o superstringhe, o supercorde, o supermembrane supersimmetriche o alle teorie della grande unificazione delle interazioni fondamentali, là ove sarà vigente il principio di indeterminatezza, ma la cui morfologia sarà interpretabile con l’ermeneutica quantistica. L’ontoquark potrà essere, invece, l’attante quantico, strano o chaosmico,che dà alla luce le singolarità metastabili dal nulla,eternamente instabile, del kaos di Planck lì vigerà, come sempre, l’indeterminatezza , ma la morfogenesi topologica, virtuale e immaginaria, può essere passibile d’interpretanza con l’ontologia quantica. La sinestesia tra l’attante e l’attrattore chaosmici, o strani, o virtuali, o immaginari, darà senso all’essere degli eventi morfogenici metastabili: quando le orbite topologiche della trivarietà saranno abitate dagli ontoquarks e le trisfere animate eccentriche vuote, l’attante arkquark disvelerà le interegenze leptoniche,gravimagn etiche, neutriniche,gluonich e,fotoniche. Qualora le orbite della trivarietà topologica si presentassero vuote, mentre le eccentriche animate trisfere abitate singolarmente, o totalmente, o perzialmente dagli ontoquarks, l’attante arquark svelerà le supersimmetrie nucleari dell’interagenza forte, le forze elettrodeboli, i fenomeni polari, i paradossi della quinta antigravità o supergravitazionali, le singolarità chaosmiche dei buchi neri aggettanti e dissipanti raggi fotonici. Si è in presenza d’una ermeneutica quantistica, utile per creare il sintagma delle interagenze fondamentali ma anche si eventuerà la morfogenesi primigenia della ontologia quantica della physis animata.
L’ontologia della verità dell’opera d’arte lì si eventua, lì nella prossimità-disallon tanante o nella disallontananza-pros simante, lì nel vuoto kaos-kosmico lasciato in eredità dagli dei fuggitivi-fuggenti, lì nella radura-diradanza si dà quale gestell-postikonokla sta-che-resta-invisi bile-inaudita-indici bile, mai-vista, mai-sentita, mai-detta, ontovisione mai-visibile allo sguardo paradigmatico ontoteologico ed epistemico, ontosonanza mai prima d’allora risuonante che si discopre solo alla presenza della con-temperanza del musagete-postmitokla sta e postikonoklasta-onto poietico dell’aletheiapoies is ikonopoietica delle muse-postmuse. L’ikonapoiesis custodisce l’enigma dell’opera d’arte, cura e krypta l’indicibile dell’esser-arte, svela alla mondità e all’esserci l’evento dell’esser-creata- arte del musagete-sempre-post epistemico-postikono clasta-postmitoclast a-postmuse che getta e progetta l’aldilà in con-temperanza dell’ontovisione delle muse-dismuse-postmus e-dell’essere, dell’interesserci- postinteresserci, dell’interessere-p ostinteressere: o con più pregnanza all’essere-che-res ta-invisibile o all’essere-che-res ta-inaudito o all’essere-che-res ta-indicibile o che fin allora era-invisibile, era-inaudito, era-indicibile, e che si disveli lì ed aldilà in essere che si eventui nell’ontosonanza e ontovisione dell’ontikona o nell’ikonapoiesis o nell’imagopoetante dell’essere musa delle post-muse-in-essere- create dall’arte. Lì in quell’essere-per-l a-fine dell’arte o con-figura-disfigura -postfigura delle configurazioni postikonoklaste o in quell’essere-per-l a-fine-dell’essere che è ancora invisibile-inaudito- indicibile-abissale- kaosmico si disveli l’evento dell’essere per la fine della morte o dell’essere per la fine della morte-dell’arte quale ikonapoetante dell’essere per la vivenza dell’essere o dell’essere per la vivenza dell’esser-arte-po stikonoklasta-post-m itoklasta o dell’essere per la vivenza dell’opera d’arte post-muse o dell’essere per la vivenza della verità nella messa in opera dell’essere arte del musagete-postmitokla sta in contemplanza delle muse-dismuse-postmus e dell’essere. Lì si dà l’evento della com-prensione dell’essere quale ontoepistemica dell’essere-verit -dell’arte, lì si getta il pro-getto ontologico dell’ikonapoiesis- postikonoklasta-post mitoklasta dell’essere-arte-d ella-verità-dell’ essere, dell’essere-arte-d ell’aletheia-dell essere, dell’essere-arte-d ella-disvelanza-dell ’essere. È il pro-getto ontologico dell’essere che si eventui quando gli dei-disdei abbandonano la mondità e la mondanità e l’esserci e l’essere nel mondo per fuggire-disfuggire nel mito o nell’iconoclastia, lì nel medesimo istante l’essere abbandonato dagli dei abbandona gli dei alla loro destinanza ontopoietica per lasciare libertà d’essere alla disvelatezza dell’origine dell’opera d’arte, per essere solo arte dell’essere e mai più solo arte contemplante gli dei in fuga-disfuga ontoteologici, iconoclasti, idola della mondanità. Lì l’essere abbandona gli dei ed è abbandonato dagli dei, ma in quella diradanza vuota, in quella radura-diradanza s’eventua il progetto ontologico dell’essere arte dell’essere: l’arte consente l’onto-visione e l’ontosonanza dell’essere, quale ontologia dell’arte dell’essere-che-ma i-non-c’è, ma che c’è sempre e sempre ci sarà
Ontologia dell’ontykona….c ’è un’ontosonanza e un ontovisione o una onto-risonanza o un onto-previsione ontoepistemica dell’essere-arte-d isarte-dell’ikona- dell’essere delle muse-dismuse abbandonate, ma mai fuggenti, dagli dei-disdei fuggitivi-disfuggiti vi. Quella ontosonanza e ontovisione-disvisio ne si eventua alla presenza ontoepistemica del musagete-dismusagete in estatica con-templatezza della ontorisonanza-ontopr evisione delle muse-dismuse-attanzi ali e seducenti, anzi ontoattanti e introducenti l’ontoducenza della destinanza dell’essere-arte-d ell’essere e giammai arte dell’ente o del non-ente o del niente o del nulla: giacchè lì si eventua l’ontovisione dell’essere, la visione ontologica dell’esser-arte, la risonanza ontologica dell’aletheia dell’essere compresa solo dall’ontorisonanza del musagete mitico-dismitico-ont opoietico. L’epistemica o l’ontica o l’ontoteologia negano l’evidenza di quella comprensione, negano l’esistenza dell’ontovisione e ontosonanza dell’essere, giacchè per loro l’unica visione possibile è quella della mondità: la visione della mondanità è la sola realtà plausibile, anche nella visione clonante dei mondi possibili virtuali o immaginari: esiste per loro l’unica visione del mondo senza l’essere senza essere o esserci alterità, ma la messa-dismessa in opera della verità nell’esser-arte ci svela l’esistenza della visione dell’essere, dell’interesserci, dell’interessere-d isinteressere. La visione della mondità vuota giacchè gli dei sono fuggiti è una visione della vivenza dis-ontoteologica e perciò onto-visione dell’esserci del musagete in ontosonanza con le muse-dismuse senza più dei-disdei fuggenti-disfuggenti . Ma gli dei-disdei fuggitivi-disfuggiti vi non portano con sé la verità dell’essere o il canto dell’essere o l’ikona dell’essere o la poiesis dell’essere o il mito dell’essere o la gestell dell’essere, anzi quelle varietà dell’essere si sottraggono, non fuggono insieme agli dei, ma soggiornano poeticamente con le muse-dismuse in ontosonanza con la vivenza del musagete-dismusagete che cura la verità dell’essere giammai fuggita attraverso l’onto-visione dell’essere opera d’arte mai fuggita con gli dei, ma che continua ad abitare poeticamente la radura-disradura dell’essere. Gli dei sono fuggiti dal mondo, dalla verità, dal mito, dall’epistemè, dall’esserci, dalle ikone, giammai sono fuggenti dall’essere, giacchè l’essere è indifferente di fronte all’evento della fuga-disfuga degli dei-disdei e non si lascia influenzare dalla loro fuga, infatti gli dei non sono fuggiti e mai possono fuggire dall’essere. Anzi l’essere non fugge mai dal mondo e men che mai dal mondo degli dei o dagli stessi dei-disdei, giacchè l’essere fonda il mondo e la mondità degli dei in fuga-disfuga. Tant’è che con la sua ontovisione-ontosona nza-ontopoetante imaginaria si dà e dà alla luce o si dà e dà al mondo gli dei classici o mitici o ontoteologici o eventuali o morti-risorti o immaginari, si dà e si lascia fuggire gli dei ematopoietici o si lascia sfuggire gli dei-disdei in fuga-disfuga, ma mette in opera, dismette, crea l’attanza intermittente della messa in opera dell’essere arte della creatività dell’essere-sacro, dell’essere-divino , dell’essere il dio-infuga-disfuga dal mondo e dal mito e dalla verità epistemica-disepiste mica. L’essere si getta, si dà, disgetta nella mondità l’opera d’arte dell’ontorisonanza -ontovisione-ontopoe tante-ontoimaginaria che crea l’ontologia mitopoietica dell’evento post-mortem del divino, dell’evento del dio-che-viene-dal-nu lla, dell’eterno ritorno degli dei fuggenti-disfuggenti , qui s’eventua l’ikonopoiesis o l’ikonopoietica dell’essere che si dà quale essere-del-sacro, essere-del-divino, essere-della-mitopoi esis degli dei-disdei in fuga-disfuga nel loro eterno ritorno nell’opera d’arte del musagete-dismusagete . È la dis-apparenza dell’apparenza, il venire alla luce dell’essere che non c’era più, o che si kriptò nell’opera d’arte, per esserci aldilà dell’apparenza epistemica, quale dis-apparenza ontologica dell’ikonapoiesis dell’essere nella sua qualità d’essere arte che consente l’ontovisione dell’essere. Gli dei-disdei fuggenti-disfuggenti o fuggitivi-disfuggiti vi sono fuggiti dalla mondità e forse anche dalla mondanità, ma mai sono fuggiti-fuggenti dall’essere, giacchè l’essere non si lascia sfuggire gli dei e gli dei non possono fuggire dal loro essere e forse neanche dal loro esserci: l’essere non fugge né dagli dei, né dalla mondità sacra degli dei, né dalla physis degli dei, né dalla gestell o gegenstand divina, né dalla comprensione epistemica o ermeneutica o mitopoietica o epistemologica degli dei fuggenti-fuggitivi-a bbandonanti l’esserci del musagete. Anzi è l’essere che fonda e getta il mondo-degli-dei-disd ei, si dà per dare alla luce l’ikonapoiesis trascendente l’ikonoclastia dell’apparenza divina fuggente-disfuggente , lascia fuggire gli dei classici o mitopoietici o gli idola bruciati dall’ikonoclastia mondana per dismettere, mettere in opera l’arte della creatività dell’essere in essere ikonapoiesis, l’arte dell’incessante creazione degli dei quale arte dell’essere che getta nella mondità l’opera d’arte dell’onto-risonanz a della dis-apparenza poetante imaginaria, la quale sempre crea-discrea l’ikonapoiesis-pos t-ikonoclastia della re-esistenza, re-surrezione, eventuale degli dei che vengono dal nulla, dell’eterno ritorno degli dei-disdei fuggenti-fuggitivi. È l’ikonapoiesis-pos t-ikonoclasta che si dà quale essere-arte-del-sacr o-essere, dell’essere-divino -essere, della mitopoiesis della dis-apparenza-post-a pparenza degli dei-disdei-post-ikon oclastia-ikonopoitic a dell’opera d’arte che si disvela quale ontovisione della verità dell’essere-arte-s acra. Gli dei hanno abbandonato l’apparenza mondana per abitare divinamente il mito post-ikonoclasta per essere solo mitopoiesis archeologica, ma non hanno più soggiornato nella radura-diradanza dell’essere: lì nell’abisso-disabi sso della spazialità vuota ove l’essere si eventua per abitare la mondità non c’è la presenza-assenza, né l’apparenza-dis-ap parenza degli dei-disdei fuggenti-fuggitivi, ma solo l’ontopoiesis o ikonapoiesis-post-ik onoclasta dell’ontosonanza-o ntovisiva dell’essere. Per tali eventi l’essere non si sente abbandonato, non avverte l’apparenza-dis-ap parenza dell’abbandono, anzi si lascia o lascia che dei abbandonino la mondità per rifugiarsi nel mito-post-ikonoclast a, né l’essere si rivela soccombente dinnanzi alla furia catastrofica e decostruente dell’ikonoclastia mitica dell’apparenza dell’ente-sacro, anzi è indifferente di fronte agli eventi del nihilismo-ikonoclast a attuato dalla tecnè-epistemica-mi toklastica, giacchè la sua ikonopoiesis-post-ic onoclasta si dà, si eventua sulle ceneri degli eventi-ikonoclasti-m itoclasti delle entità-sacre-mondan e o della mondanità. L’essere ikonapoiesis-post-ik onoclastia della mitopoiesis-post-ico noclasta si eventua anche quando gli dei sono scomparsi, o la loro apparenza è dis-apparenza, o sono fuggiti-disfuggiti dinnanzi alla volontà di potenza iconoclasta o mitoclasta della tecnica ontoteologica, o la loro fuga-disfuga sia approdata nel regno del mito per sottrarsi alla furia decostruttrice dell’iconoclastia o mitoclastia dell’epistemè-tec nè, anche dopo tutti quei possibili e plausibili eventi ed anche quando l’essenza del sacro e del divino si presenti nell’apparenza-dis -apparenza dell’eterno ritorno dell’ikonoclastia o della mitoclastia, anche allora l’essere si dis-oblia con indifferenza nella ikonapoiesis-post-ic onoclastia, nell’ontosonanza dell’onto-apparenz a-dis-apparenza, nell’ontovisione delle muse-dismuse dell’essere e dell’interessere, della mitopoiesis-post-mit oklastia per soggiornare quale essere-opera-d’art e del musagete-dismusagete e per eventuarsi quale verità ikonopoietica-post-i conoclasta dell’essere, quale aletheia-disaletheia dell’ikonapoiesis- post-iconoclasta della messa in opera dell’esser-arte o della dismessa ikonopoietica-post-i konoclastica dell’opera d’arte dell’essere. Per tali e tanti eventi ontologici o per tale destinanza-post-mito -iconoclasta anche quando l’opera d’arte è abbandonata dagli dei-disdei in fuga-disfuga per apparenza-destinanza iconoclasta o mitoclasta o ontoteologica o epistemica, l’essere non si cura o è indifferente o cura la sua passione per l’indifferenza per quella fuga-disfuga e quindi mai abbandona la verità ontologica dell’opera d’arte, giacchè la sua ikonapoiesis-post-ic onoclasta non è mai scalfita dal nihilismo dell’iconoclastia- mitoclastia epistemica della tecnè dell’apparenza ontica e mondana. Anche quando l’opera d’arte viene decostruita dalla tecnica-epistemica-i konoclasta-mitoclast a la sua ikonapoiesis si eventua nell’erranza dell’ontosonanza e nell’ontovisione ematopoietica dell’ontopoiesis o imagopoiesis dell’aletheiapoies is: giacchè è l’ikonapoiesis dell’aletheiapoies is della mitopoiesis che si eventua nella gestell dell’opera d’arte, anche quando gli dei-disdei ontoteologici sono fuggiti-disfuggiti e l’arte fu ed è stata preda dell’ikonoclastia e mitoclastia della tecnica-epistemica ontica e mondana. Anzi proprio quando impera nell’arte e nella pro-gettualità la tecnè-epistemica-vi rtuale-ikonoclasta sopratutti allora si dà, c’è, ilya, l’eterno ritorno dell’aletheiapoies is nella sua ontosonanza-ontovisi va-ontoprogettuale-p ost-ikonklasta del musagete-postmitokla sta contemplante l’ikonopoiesis delle muse-dismuse-postmus eklaste ontopoietiche-postmi toklaste e mitopoietiche-postik onoklaste. L’ikonapoiesis dell’aletheiapoies is è quella che resta-invisible, disapparenza-della-a pparenza, è l’esserci-mai-vist o, mai-visibile, mai-udibile, mai-dicibile di fronte alla furia nihilista dell’ikonoclastia e mitoclastia evidente dopo la fuga ontoteologica degli dei-disdei o dinnanzi all’imperativo della volontà di potenza della tecnè-epistemica-ic onoclasta-mitoclasta : lì nell’epoca della sua morte irreversibile c’è il suo eterno ritorno, lì ove si celebra la sua assenza ontoteologica c’è la sua presenza ontologica-postepist emica-post-tecnè. L’ontologia della verità dell’opera d’arte lì si eventua, lì nella prossimità-disallon tanante o nella disallontananza-pros simante, lì nel vuoto kaos-kosmico lasciato in eredità dagli dei fuggitivi-fuggenti, lì nella radura-diradanza si dà quale gestell-postikonokla sta-che-resta-invisi bile-inaudita-indici bile, mai-vista, mai-sentita, mai-detta, ontovisione mai-visibile allo sguardo paradigmatico ontoteologico ed epistemico, ontosonanza mai prima d’allora risuonante che si discopre solo alla presenza della con-temperanza del musagete-postmitokla sta e postikonoklasta-onto poietico dell’aletheiapoies is ikonopoietica delle muse-postmuse. L’ikonapoiesis custodisce l’enigma dell’opera d’arte, cura e krypta l’indicibile dell’esser-arte, svela alla mondità e all’esserci l’evento dell’esser-creata- arte del musagete-sempre-post epistemico-postikono clasta-postmitoclast a-postmuse che getta e progetta l’aldilà in con-temperanza dell’ontovisione delle muse-dismuse-postmus e-dell’essere, dell’interesserci- postinteresserci, dell’interessere-p ostinteressere: o con più pregnanza all’essere-che-res ta-invisibile o all’essere-che-res ta-inaudito o all’essere-che-res ta-indicibile o che fin allora era-invisibile, era-inaudito, era-indicibile, e che si disveli lì ed aldilà in essere che si eventui nell’ontosonanza e ontovisione dell’ontikona o nell’ikonapoiesis o nell’imagopoetante dell’essere musa delle post-muse-in-essere- create dall’arte. Lì in quell’essere-per-l a-fine dell’arte o con-figura-disfigura -postfigura delle configurazioni postikonoklaste o in quell’essere-per-l a-fine-dell’essere che è ancora invisibile-inaudito- indicibile-abissale- kaosmico si disveli l’evento dell’essere per la fine della morte o dell’essere per la fine della morte-dell’arte quale ikonapoetante dell’essere per la vivenza dell’essere o dell’essere per la vivenza dell’esser-arte-po stikonoklasta-post-m itoklasta o dell’essere per la vivenza dell’opera d’arte post-muse o dell’essere per la vivenza della verità nella messa in opera dell’essere arte del musagete-postmitokla sta in contemplanza delle muse-dismuse-postmus e dell’essere. Lì si dà l’evento della com-prensione dell’essere quale ontoepistemica dell’essere-verit -dell’arte, lì si getta il pro-getto ontologico dell’ikonapoiesis- postikonoklasta-post mitoklasta dell’essere-arte-d ella-verità-dell’ essere, dell’essere-arte-d ell’aletheia-dell essere, dell’essere-arte-d ella-disvelanza-dell ’essere. È il pro-getto ontologico dell’essere che si eventui quando gli dei-disdei abbandonano la mondità e la mondanità e l’esserci e l’essere nel mondo per fuggire-disfuggire nel mito o nell’iconoclastia, lì nel medesimo istante l’essere abbandonato dagli dei abbandona gli dei alla loro destinanza ontopoietica per lasciare libertà d’essere alla disvelatezza dell’origine dell’opera d’arte, per essere solo arte dell’essere e mai più solo arte contemplante gli dei in fuga-disfuga ontoteologici, iconoclasti, idola della mondanità. Lì l’essere abbandona gli dei ed è abbandonato dagli dei, ma in quella diradanza vuota, in quella radura-diradanza s’eventua il progetto ontologico dell’essere arte dell’essere: l’arte consente l’onto-visione e l’ontosonanza dell’essere, quale ontologia dell’arte dell’essere-che-ma i-non-c’è, ma che c’è sempre e sempre ci sarà
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